Lavis. Chiesa di S. Udalrico, lo stato dei lavori
L'architetto Giorgia Gentilini, che dirige i lavori, ha così potuto illustrare alla cittadinanza lo stato di avanzamento del restauro. «I lavori all'esterno della Chiesa – ha spiegato – sono iniziati alla fine del 2010. Per quanto riguardi gli interni, si è intervenuti su un primo lotto a partire dal gennaio 2011, con conclusione nel dicembre». Dalla settimana scorsa sono quindi iniziati i lavori al secondo lotto, che riguardano la navata centrale.
L'occasione del restauro è stata colta anche per un lavoro di ricerca storico-archeologica, sotto la guida attenta della Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici. Una serie di sondaggi sulle murature hanno permesso di individuare tracce di chiese pre-esistenti all'attuale (la cui struttura risale al 1777). In particolare, sono stati trovati elementi in arenaria che risalgono all'inizio del Quattrocento. La scoperta più importante è stata però un quadrante seicentesco, rinvenuto al di sotto dell'orologio dell'Ottocento, sul campanile. «Quando abbiamo iniziato i lavori sul campanile – ha spiegato la restauratrice Sara Metaldi – non sospettavamo di poter fare una scoperta così importante, anche perché nelle fonti storiche che avevamo consultato non ve n'era alcuna menzione. Al momento del restauro, abbiamo individuato uno schiacciamento della malta, che ci ha fatto sospettare la presenza di un quadrante pre-esistente». L'orologio dell'Ottocento è quindi stato tolto, e sarà rimontato sul lato del campanile che guarda il Pristol. Il quadrante seicentesco, realizzato con pittura alla calce, è stato quindi pulito e restaurato, ed è già visibile sul campanile. Curioso che il manufatto, pressoché inalterato dopo quattro secoli, abbia subito i danni maggiori a causa di un piccione, schiantatosi sul quadrante, e la cui decomposizione ha portato al rilascio di acido nitrico che ha causato un'alterazione cromatica delle decorazioni.
Scoperte importanti anche all'interno della chiesa. È stata infatti individuata la scritta «Bianchi da Brieno, 1777», che fa pensare che gli stucchi siano opera degli stuccatori lombardi. Il restauratore Carlo Emer ha invece illustrato la scoperta, nella volta minore (a ovest della navata laterale sud), di un dipinto al di sotto di quello visibile. La Soprintendenza ha quindi deciso di recuperare la decorazione più antica. Scelta diversa, invece, nella volta minore ovest della navata nord, dove le indagini hanno individuato un altro dipinto coperto. In questo caso, però, si è deciso di mantenere l'affresco più recente.
Daniele Erler
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