Lavis: crescono i vigneti bio
Il biologico in Trentino è ancora un piccolo mondo ma in fase di crescita costante. I dati forniti dall’Ufficio per le Produzioni biologiche della Provincia Autonoma di Trento aggiornati al marzo 2011 (gli elenchi ufficiali vengono rilasciati ogni anno verso marzo) indicano che gli operatori biologici iscritti negli elenchi della Provincia di Trento sono 461 e la superficie agricola utilizzata (S.A.U.) ammonta a 4.474,47 ha e rappresenta il 3,2 % della S.A.U. totale provinciale. Di questa superficie la maggior parte sono destinati a pascoli (2000 ettari circa) e produzione di foraggio bio per bestiame (oltre 1600 ettari), circa 280 a frutticolo, 230 a viticolo (in forte espansione negli ultimi due anni), 190 a orto e seminativo, 40 ettari ad olivo e 30 a noce e castagno.
Ma cosa significa produrre biologico?
Il metodo di produzione biologico mira ad ottenere e mantenere l’equilibrio nell’ecosistema; questo equilibrio poggia sulla gestione razionale dei diversi fattori che compongono il complesso sistema produttivo. L’agricoltore biologico deve conoscere il terreno che coltiva ed attuare le necessarie pratiche colturali, per mantenere nel lungo periodo una buona struttura ed una sufficiente dotazione di sostanza organica nel suolo. Nel terreno la sostanza organica riveste un ruolo molto importante perché permette lo sviluppo dei microrganismi che trasformano le diverse sostanze complesse presenti nel suolo in forme facilmente disponibili e assimilabili dall’apparato radicale delle colture. La difesa dalle avversità viene attuata in via preventiva, sia scegliendo le specie e le varietà più appropriate all’ambiente interessato, perseguendo un corretto equilibrio vegeto-produttivo attraverso l’adozione di pratiche agronomiche e tecniche colturali adeguate (concimazione, irrigazione, potatura, carico produttivo, sesti d’impianto...) sia utilizzando varietà resistenti alle malattie.
Di fondamentale rilevanza è la salvaguardia degli insetti utili attraverso il mantenimento o il ripristino delle condizioni adatte al loro insediamento. Importante è la verifica della presenza degli organismi dannosi da effettuarsi attraverso un adeguato monitoraggio e intervenendo in difesa delle colture solo in caso di reale necessità, ricorrendo a sostanze antiparassitarie naturali e non di sintesi, ammesse dalla normativa che disciplina il settore (Regolamento CE 834/07 e successive modifiche e integrazioni). L’azienda biologica mira a salvaguardare gli equilibri tra i diversi organismi viventi anche piantumando siepi e filari variamente composti con diverse specie (prugnolo, ligustro, carpino, corniolo, maggiociondolo, lantana, ecc.) allo scopo di offrire rifugio e nutrimento per tutti gli insetti utili, uccelli, rettili e piccoli mammiferi. Le siepi fungono anche da filtro trattenendo polveri e fumi e limitando l’effetto “deriva” di agenti esterni inquinanti, inoltre esse esercitano un’azione preventiva per la conservazione del suolo, limitando l’erosione idrica e ostacolando l’azione meccanica del vento.
Le aziende biologiche certificate devono rispettare un preciso regolamento europeo e sottostare a continui controlli da parte degli enti certificatori e dalle istituzioni provinciali e statali.
Anche nel Comune di Lavis si sta registrando un certo interesse per le produzioni biologiche.
Il 6° Censimento generale dell'Agricoltura 2010 indica che nel nostro Comune operano 279 aziende agricole su una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) di 691,97 ettari (667,73 a vigneto e 151,08 a frutteto).
Di questi i biologici sono una piccolissima parte.
Durante la giornata ecologica dell'ottobre 2011 nella piazzetta della biblioteca erano esposti (a cura dell'Associazione cultura Lavistaperta) dei pannelli che raccontavano il mondo del biologico lavisano. Secondo i dati riportati in quei pannelli (avvalorati dai nominativi reperiti presso l'ufficio per le Produzioni Biologiche della Pat) vi sono attualmente 11 aziende agricole lavisane iscritte nell'elenco degli operatori biologici in provincia di Trento per un totale di 292'198 metri quadri di coltivazioni (29 ettari).
A leggere i nomi delle aziende agricole coinvolte si intuisce che queste sono praticamente tutte aziende viticole, poche di queste già totalmente biologiche mentre le altre sono in fase di conversione.
Molto interesse ruota attorno alle tecniche di gestione biologica del vigneto. In un prossimo futuro i concimi chimici potrebbero essere eliminati anche a Lavis, grazie all'introduzione della tecnica del "sovescio autunnale" che consiste nel coltivare ed interrare piante al fine di arricchire il terreno di sostanza organica. Questa tecnica antica permette di migliorare le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del terreno e, al contempo, si rispetta l'ambiente ed il prodotto. Vari prove sono state effettuate in alcuni dei vigneti che conferiscono il prodotto alla Cantina sociale di Lavis ed i risultati lusinghieri dovrebbero portare a proporre di aumentare le aziende coinvolte.
Ci sono i Cesconi di Pressano e Marco Furlani di Maso Furli, aziende capofila in loco di un nuovo modo di fare vino. C'è poi Emma Clauser, già Presidente della Strada dei Vini e dei Sapori delle Colline Avisiane con la sua azienda Molino dei Lessi che nelle colline dei Sorni produce dell'ottimo vino attraverso il metodo della permacoltura. Alessandro Fanti, di una storica famiglia di vignaioli di Pressano, continua l'opera del padre Giuseppe.
Mi fa piacere trovare tra i viticoltori “convertitisi” al bio un vecchio compagno delle elementari, Mauro Capelletti di Pressano. A Maso Toldin Ciro e Ferruccio Devigili dividono il loro lavoro tra l'agriturismo e le viti. Silvano Clementi (si, il nostro amico poeta, "Pressano di mente") ama produrre “a modo suo”. In conversione figura anche Mario Obrelli, imprenditore lavisano e titolare dell'azienda agricola e agrituristica di Maso Tratta mentre sempre nei pressi di Maso Tratta c'è Flavio Giongo.
Tra le aziende che sperimentano il biologico figura anche la famiglia Vindimian che vinifica le proprie uve a Lavis dal 1880. L'azienda è gestita ora dalla “quarta generazione” ovvero da Rudi Vindimian. In ultimo anche la Cantina La Vis ha aperto al biologico (e infatti alcuni dei viticoltori citati conferiscono alla Cantina) che, durante il prossimo Vinitaly, presenterà una sua linea di vini da uve biologiche.
Un mondo interessante quindi, che, non a caso, vede coinvolte la maggior parte delle aziende agricole che hanno contribuito con determinazione e voglia di innovarsi a mantenere viva la civiltà contadina del nostro Paese e a dare un senso a quel titolo “Lavis, città del Vino” di cui il nostro Comune ama fregiarsi.
Massimiliano Pilati
Email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.Ultimi da Massimiliano Pilati
Lascia un commento
Assicurati di inserire tutte le informazioni richieste (*), dove indicato. E' accettato codice HTML di base. I TUOI COMMENTI VERRANNO MODERATI DALLA NOSTRA REDAZIONE.
Attenzione! Non apprezziamo chi si nasconde dietro indirizzi email fittizi. Se la tua mail è palesemente finta e non puoi essere, perciò, contattato, il commento viene cestinato. Se sei già registrato loggati prima di commentare, altrimenti la tua mail non viene accettata.
































































