Internet ha il potenziale di lasciare spazio a tutti. Il nostro giornale online si basa sui contenuti di giornalismo, prodotti dalla nostra redazione, sui comunicati stampa dei vari enti ed associazioni, ma anche sul pensiero dei nostri lettori. Esiste una sezione “la parola ai lettori”, che è a disposizione di chiunque voglia lasciare il suo pensiero. Sia esso condivisibile o criticabile, come ognuno dei contenuti che pubblichiamo, saranno poi gli altri lettori a giudicare. Con questa prima lettera diamo quindi spazio ad un nostro lettore, giovane musicista che lavora proprio nel campo musicale, e che vuole condividere i suoi pensieri sulla situazione in Trentino Alto Adige, riferendosi soprattutto alla scena musicale nostrana. Lo fa senza mezze misure; chiunque voglia ribattere, può fare riferimento alla nostra mail di redazione. Anche questo è la libertà di internet: il dibattito è aperto. (d.e.)
TRENTO – Prendo spunto dall’immagine in apertura per dare sfogo a un senso di sconforto che non troverà sicuramente una cura, visti i tempi che corrono, e nemmeno risulterà una novità per chi vive in città o in Trentino Alto Adige. È possibile che ad un concerto, organizzato, promosso, sponsorizzato e pubblicizzato il gruppo si trovi come pubblico un irriducibile singolo individuo e la consorte di uno dei musicisti? Questa domanda avrebbe una risposta negativa ovunque, ma non in Trentino Alto Adige, signori!
Non è sempre stato così, perché, se torniamo indietro di qualche lustro, troviamo una situazione di gran fermento. Come accade in ogni posto che promuove e incentiva un dato movimento, dal Trentino qualcuno è riuscito anche a superare i confini regionali. Per poter parlare di “movimento” o comunque di “scena musicale” occorre però tornare indietro con la Delorean almeno al tardo giurassico.
Mi domando come passino il tempo alle Politiche Giovanili, forse giocando a ping pong sulle scrivanie, o forse a battaglia navale stile Filini/Calboni? Perché a Trento di politiche giovanili non se ne vedono. La fotografia qui sopra non è altro che lo specchio di questa situazione, perché il niente non può che autoalimentarsi. Ciò che fa rabbia è che, invece, ci sarebbero moltissime realtà, che faticano a germogliare, e che sovente sono letteralmente schiacciate dall’operato scellerato di chi invece dovrebbe incentivarle. Questo raffronto impietoso è sotto gli occhi di tutti: non serve nemmeno andare a scomodare altre città, o altri stati, per fare un paragone. Un grado di penuria talmente elevato è di per sé un record. Così Trento, e poi Bolzano a ruota, hanno condiviso il record di essere quasi le uniche città italiane a non avere il maxischermo per la finale degli Europei di calcio, fra Italia e Spagna. Ho letto sul giornale scuse penose, che citavano l’ordine pubblico, quando fino a qualche giorno prima avevamo un fiume umano per 20 ore al giorno durante le Vigiliane. E qualche settimana dopo abbiamo assistito tutti ad una calda domenica di “Assalto al vagone postale”, da parte della Trento extracomunitaria.
Poi come rovescio della medaglia abbiamo una città blindata, in cui se per disgrazia ti arrischi a prendere la macchina, e non hai calibrato bene il tuo tasso alcolemico, rischi di lasciarci patente, macchina, perdere il lavoro e un anno di stipendio. Sempre rincarando la dose, e tornando al settore musicale, abbiamo una serie di eventi super sponsorizzati, in cui i contributi e le donazioni si sprecano, o vanno a smistarsi in varie tasche, e un’intera categoria invece lasciata a marcire.
Musica dal vivo in città? Ma neanche l’idea, siamo matti? Meglio mandare sul lastrico un'attività intera, un bar magari con un giro di un centinaio di persone al giorno, piuttosto che spendere due lire e ficcarsi nelle orecchie due tappi di gomma, e in zucca un po’ di tolleranza. Chi apre un bar a Trento oggi come oggi è come un martire, prossimo alla sua pubblica gogna.
Nel corso degli anni ho visto affondare e/o chiudere locali storici in piedi da anni. Se ci mettiamo la crisi, che ormai è un avvoltoio sul cornicione, la repressione patenti, la costrizione degli orari e le multe ai gestori/trasgressori, rei di aver tenuto aperta magari una porta del locale o di aver sforato di un quarto d’ora la chiusura, il cerchio è praticamente chiuso. Chiuso come la mentalità imperante in città, sale prove praticamente inesistenti e dotate di attrezzatura inadatta, sale concerti inesistenti, programmazione inesistente, politica locale da barzelletta. Solo così si può definire il provvedimento che permette di suonare dalle 20 alle 22 e con “non più di 4” componenti. L’ho raccontata ad amici veneti e olandesi in ferie, e si sono fatti una grassa risata. Quando poi ho detto che stavo parlando della realtà si sono stretti a me in un abbraccio di conforto. Insomma con questo bel guazzabuglio di presupposti è già tanto se in quella foto ci sono 2 persone davanti al palco..perchè appunto come si evince da quest’articolo stesso, di tutto si parla fuorché di musica, talmente tanti sono i fattori che l’hanno abbattuta, come un’anatra durante la stagione della caccia.
«La parola ai lettori». Quelle due persone, sole sotto al palco: la situazione musicale in Trentino Alto Adige.
un'immagine tratta da un concerto in Alto Adige, con il gruppo che suona, e solo due spettatori sotto al palco
"Tdk"
Email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.Ultimi da "Tdk"
Lascia un commento
Assicurati di inserire tutte le informazioni richieste (*), dove indicato. E' accettato codice HTML di base. I TUOI COMMENTI VERRANNO MODERATI DALLA NOSTRA REDAZIONE.
Attenzione! Non apprezziamo chi si nasconde dietro indirizzi email fittizi. Se la tua mail è palesemente finta e non puoi essere, perciò, contattato, il commento viene cestinato. Se sei già registrato loggati prima di commentare, altrimenti la tua mail non viene accettata.
































































