INTERVENTO DIFENSIVO – Quando i Vigili del Fuoco hanno raggiunto la zona, le fiamme avevano già interessato l'intero capannone est, rendendone impossibile l'accesso. All'interno materiali di diversa natura, soprattutto legno e plastica, ed alcuni mezzi, fra cui un furgone ed un muletto. Le temperature elevate, che in prossimità delle fiamme raggiungevano i settecento gradi, non consentivano ai Vigili di avvicinarsi al luogo interessato dall'incendio. Un primo intervento è stato quindi di tipo difensivo, per evitare che le fiamme si propagassero nei capannoni vicini. In particolare, preoccupazione ha destato la presenza di un grosso deposito di olio, che è stato messo in sicurezza per evitare un peggioramento della situazione.

L'INCENDIO – Vista la vastità e le difficoltà dell'intervento, sono stati allertati il corpo permanente di Trento, ed i vigili del fuoco volontari di Gardolo, Giovo, Albiano, Mezzocorona, S. Michele, Zambana e Meano. In totale quasi 120 i vigili coinvolti nelle operazioni, con un impegno che si è protratto sino all'alba. Fra i mezzi utilizzati, sette autopompe, due autobotti da rifornimento, un'autoscala e tre mezzi meccanici per lo smassamento. Intorno alle sei l'incendio era sotto controllo, e per le otto finalmente estinto. Ingenti i danni alle strutture: non solo il capannone fortemente intaccato, ma anche l'impianto fotovoltaico, il materiale ed i mezzi contenuti all'interno. Le prime stime parlavano di svariate migliaia di euro di danni, ma – stando a quanto affermato dal proprietario – si potrebbe superare il milione di euro.
L'INQUINAMENTO – Da valutare anche il pericolo inquinamento, visto il possibile rilascio di formaldeide e diossine. Sul posto gli esperti dell'Appa, l'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente. Il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini rassicura però in questo senso. «Il vento ha disperso gran parte del fumo verso sud-est, in direzione dell'Avisio e di zone non abitate», ha spiegato. «Non abbiamo ritenuto necessario allertare la popolazione, anche perché di sabato gli edifici industriali più vicini erano deserti. Qualsiasi incendio porta con sé degli inquinanti, ma – a differenza di quanto era avvenuto nel 2006 nel caso della «Ricicla Trentino» – questa volta le plastiche bruciate nell'incendio sono più pure».
LE CAUSE –Per accertare le cause dell'incendio, i Carabinieri sono stati impegnati sin dalla mattina nei rilievi del caso. Un aiuto alle indagini arriverà dalle immagini dei filmati, provenienti dalle telecamere di sicurezza del capannone. Secondo indiscrezioni, individui sospetti sarebbero stati inquadrati sul luogo intorno alle due di notte. Anche le dinamiche dell'incendio non farebbero escludere il dolo, ed anzi la presenza di più focolai farebbe propendere in questa direzione. Ma le indagini sono ancora in corso.

IL PROPRIETARIO – Giorgio Moser è stato tra i primi ad arrivare in via Galilei. «L'allarme è scattato intorno alle 3 di notte – ha raccontato – e io sono accorso immediatamente. Avendo visto il fumo uscire dal capannone, ho allertato immediatamente i soccorsi». Vigili del Fuoco che – secondo Moser – sono da lodare per la professionalità dell'intervento. «L'incendio è stato impegnativo. All'interno del capannone c'erano materiali altamente infiammabili, come plastica e legno. Ma i Vigili del Fuoco sono stati bravi a domare le fiamme». Sulle cause dell'incendio, Moser preferisce non sbilanciarsi. «I Carabinieri stanno indagando, ed attualmente a noi proprietari non risulta la conferma dell'origine dolosa. All'interno del capannone erano presenti comunque delle telecamere, e le immagini saranno a disposizione di chi curerà le indagini». Moser è comunque tranquillo. «Non abbiamo mai ricevuto minacce di alcun tipo. Certo può succedere di tutto, ma non abbiamo elementi per ipotizzare i motivi di un eventuale dolo». Per ora Giorgio Moser si limita a valutare i danni, sicuramente molto ingenti. «È ancora presto per avere una stima precisa – ha spiegato – ma, con tutta probabilità, supereranno il milione di euro».
I VOLONTARI – Quasi dieci i corpi volontari coinvolti nel contrastare l'incendio, oltre a quello permanente, ma in prima linea c'erano innanzitutto i vigili del fuoco di Lavis. Ed ancora una volta, spiegano in una nota, è apparsa evidente l'inadeguatezza dei mezzi a disposizione. Della stessa idea anche il sindaco di Lavis, Graziano Pellegrini, che ha seguito le operazioni di soccorso dal mattino. «Gli edifici in zona industriale possono raggiungere anche i quindici metri. I Vigili del Fuoco dovrebbero essere dotati di un'autoscala di almeno venti metri, per poter operare in sicurezza». Nel bilancio 2012 il nuovo acquisto non è però in previsione.
LA ZONA INDUSTRIALE – Sono circa tre gli incendi che coinvolgono ogni anno la zona industriale di Lavis. In questa stessa zona, nel 2006 e proprio in luglio, un incendio di portata simile aveva interessato la «Ricicla Trentino». Come già successo in quel caso, la rete degli idranti della zona è apparsa però inadeguata. Nel corso dei soccorsi, l'acqua proveniente dall'acquedotto è venuta a mancare, ed i vigili del fuoco si sono dovuti arrangiare con le motopompe. «Per il futuro – ha dichiarato il sindaco – dovremo pensare ad una migliore dotazione d'acqua, per facilitare i soccorsi». «Bisogna prendere coscienza – ha spiegato un vigile del fuoco – della pericolosità della zona industriale di Lavis, e intervenire in questo senso».
































































