Lavis e la notte dei fuochi del Sacro Cuore di Gesù
Un amico pensa, scherzando, ad un messaggio divino; un altro scomoda il becero razzismo americano del ku klux klan (soliti incendiare delle croci per spaventare le loro vittime afroamericane). Un altro ancora pensa a messaggi esoterici ad opera di qualche setta. Il sottoscritto ricordava di averla vista anche l'anno prima e che qualche ben informato gliela aveva liquidata come “roba da Schützen” e finì lì.
Ma in questi giorni la curiosità l'ha avuta da padrona e allora eccomi qui, tra libri di storia locale e ricerche online, a ricercare il perché di quella croce.
Domenica ricorreva la notte dei Fuochi del Sacro Cuore di Gesù in cui, in tutto il Tirolo, le cime delle montagne vengono illuminate da croci, cuori e scritte. Questa tradizione viene già praticata dal 1796, sempre la seconda domenica dopo la festa di “Corpus Domini”. Questi fuochi hanno l’obiettivo di ricordare la promessa solenne che è stata data al Cuore di Gesù nel momento di pericolo delle truppe di Napoleone che volevano invadere il Tirolo. La dieta tirolese, preoccupata per il difficile momento storico, si riunì a Bolzano nel palazzo Toggenburg in congresso, dal 30 maggio al 3 giugno 1796, e decise, su suggerimento dell’abate dell’abbazia di Stams Sebastian Stöckl, di pregare e chiedere aiuto a Dio ed inoltre di affidare il Tirolo al Sacro Cuore di Gesù.
Quando Andreas Hofer nel 1809 con i suoi Schützen, stava combattendo contro le truppe franco-bavaresi sulla collina del Bergisel nei pressi di Innsbruck, decisero di rinnovare la solenne promessa in favore del Sacro Cuore di Gesù. Da questa battaglia in poi, le truppe locali vinsero tre volte contro gli invasori, e si decise di spostare i festeggiamenti alla domenica successiva. Da allora, in tempi di guerra i fuochi vennero sempre accesi coll’obiettivo di annunciare l’inizio di una lotta o di ricordarne le ragioni.
In Italia i fuochi furono vietati sotto il fascismo, poi, dagli anni cinquanta in poi, assunsero anche a simbolo di lotta contro lo stato italiano, accusato da larghi strati della popolazione germanofona di non mettere in atto le disposizioni autonomistiche promesse. Questa connotazione politica contraddistinse soprattutto la cosiddetta “notte dei fuochi” (Feuernacht) tra l'11 ed il 12 giugno 1961, quando vennero compiuti numerosi attentati contro i tralicci elettrici della regione, ed andò svanendo solo dagli anni '90 in poi.
Oggi la notte dei fuochi viene usata ancora da particolari gruppi come pretesto per scrivere frasi inneggianti la riunificazione del Tirolo storico, del tipo EIN TIROL.
In generale però questi fuochi, oggi, sono una ricorrenza religiosa dovuta al voto e anche una emozionante esperienza per chi li esegue e per chi li ammira dalle valli (tanto che vengono pubblicizzati in Alto Adige dalle Aziende di Promozione Turistica e esistono addirittura pacchetti di offerta turistica associati a questo evento). Solitamente si effettuano ogni anno nella domenica del Sacro Cuore di Gesù, ovvero la domenica dopo la solennità del Corpus Domini (Fronleichnam), solitamente verso la metà di giugno. Il più delle volte i fuochi raffigurano la forma di una croce o di un cuore, a volte con la scritta INRI oppure con IHS.
Ma cosa centra Lavis con questi fuochi? Anche i Vescovi di Innsbruck, Trento e Bressanone aderirono all'invito dell'Abate Sebastian Stöckl del 1796 di pregare e di accedere dei fuochi per scongiurare l'invasione Napoleonica. Come spiegano Andrea Casna e Davide Allegri nel loro interessante volume “Lavis nel vortice delle guerre napoleoniche” edito dal Comune di Lavis (che invitiamo, chi volesse approfondire quei fatti, a leggere), il nostro territorio fu interessato da delle battaglie per contrastare i Franco Italici capitanati da Napoleone nell'estate del 1809. In quell'occasione furono riaccesi anche qui i fuochi...
Spinto dalla voglia di approfondire lo spirito che oggi alimenta chi accende i fuochi e/o, come a Lavis, accende delle grosse croci illuminate da tante lampadine, ho parlato con Bruno Damaggio, storico comandante della compagnia Schützen di Lavis.
Comandante Damaggio cosa significa oggi, nel 2012, accedere quella croce per voi?
“Noi ci rifacciamo al profondo attaccamento religioso al sacro cuore di Gesù a cui tutta la popolazione del Tirolo storico è profondamente legata da secoli. Quando nel 1796 i tre vescovi proposero di affidare il Tirolo al Sacro Cuore di Gesù in realtà lo fecero perché spinti dal popolo e dalla venerazione di questo per il Sacro Cuore di Gesù. Quindi a noi piace molto questo spirito del popolo Tirolese e a questo ci rifacciamo. Cominciammo con una croce lignea sul Paion nei primi anni '90 e la accendevamo con il fuoco. Da qualche anno, per maggiore sicurezza, siamo passati alla croce illuminata dalle lampadine. E' sempre bello per noi organizzare questo evento e ci ha fatto piacere vedere che per la prima volta anche gli amici della Valle di Cembra hanno esposto una croce accesa vicino alla Chiesetta di S. Giorgio.”
Negli anni quelle croci assunsero anche un significato di lotta politica contro l'italia; questo aspetto fa parte del vostro agire?
“Fin dalla nostra fondazione abbiamo sempre tenuto a dire che, pur vivendo forte in noi il sentimento identitario Tirolese, il nostro essere Schützen ha connotazioni più sociali, religiose e culturali che politiche e etniche. Lasciamo quindi agli amici del Sudtirolo questa caratterizzazione. All'inizio eravamo fraintesi dalla gente ma poi hanno iniziato a capire che il nostro maggiore interessere è quello di conservare e tramandare i valori della nostra tradizione storica. Una persone che ci capì subito è stata il compianto Don Silvio Bernard. Ricordo bene le sue parole durante la cerimonia della nostra fondazione nel 1986 quando, parlando di noi, fece riferimento proprio al nostro profondo attaccamento al Sacro Cuore di Gesù e ci invitava a mantenere forte questa caratterizzazione.”
Quindi la vostra compagnia si muove in un ambito religioso culturale e storico?
“Fondamentalmente si. Ad esempio il prossimo 1° luglio, in occasione della Festa di S. Udarlico, patrono di Lavis, quando la Statua verrà portata in processione noi la onoreremo con una salva assieme alle Compagnie di Vezzano e Mezzocorona.”
Confesso che sono uscito colpito da questa breve intervista: probabilmente sono partito armato di pregiudizi, pensando di incontrare una persona con profondi sentimenti politici ed etnici e mi sono ritrovato a parlare di attaccamento religioso, Sacro Cuore di Gesù e processioni. Non sta a me dare un giudizio sugli Schützen, certo che questa breve chiacchierata mi ha aiutato a conoscere meglio questo mondo...
Massimiliano Pilati
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