I lavori iniziarono nel 1943, da parte della ditta Marolda e Gaffuri. Gli operai, muniti di un solo demolitore, picconi, badili e polvere da sparo, completarono l'opera in soli tre mesi. Interamente scavato nella rossa roccia porfirica, al suo interno fu ricavata una insenatura adibita, a seconda della situazione, a locale di primo soccorso, sala mortuaria e cappella per le funzioni religiose. L'intera struttura era fornita di servizi igenici essenziali. A partire dal 1943 sino al 1945 gran parte della vita comunitaria si svolgeva proprio all'interno del rifugio.
Uno dei problemi principali era quello dell'illuminazione: a carburo, ma principalmente ad energia elettrica, direttamente collegata con una linea bifase ( non quindi allacciata all’illuminazione pubblica stradale ) che partiva dalla cabina vicino alla chiesa, che distribuiva praticamente tutta l’elettricità nel centro storico e derivava dalla centralina comunale del Zambel. Disagi, bombardamenti e il maltempo, facevano saltare facilmente e con frequenza la corrente durante tutta la giornata. L’illuminazione, infatti, era prevalentemente a candele.
A dare la corrente elettrica a tutto il comune era la Centralina Comunale, vicino all’attuale cancello di entrata alla strada del Zambel. Durante gli ultimi mesi di guerra era curata dalle stesse SS che avevano chiamato dalla Germania alcuni tecnici elettricisti per gestirla affinché la corrente arrivasse sempre in via Paganella alle Officine OMA/Vavpetic, doveva lavoravano operai e tecnici tedeschi per riparare autoblindo e creare anche pezzi nuovi per auto e fucili da spedire in Germania.
Quello al Pristol non era l'unico rifugio presente sul territorio comunale. Per gli abitanti di Piazza Loreto, l'ultimo tratto di galleria delle rogge fu adattato a rifugio. Furono costruiti bunker a Maso Franch, a Nave San Felice e a Pressano. Molti abitanti, inoltre, trovarono riparo anche all'interno delle antiche miniere d'argento: i «busi canopi»
La paura e il terrore non cadevano solamente dal cielo. Lavis, infatti, negli anni di guerra fu, come tutto il Trentino, zona di occupazione tedesca. Un giovane lavisano, in quegli anni difficili, di nome Giuseppe Cadonna, nato il 4 agosto del 1924, decise di combattere per la libertà del Trentino. Mosso da questi profondi ideali, nel luglio del 1943 fondò il Comitato d'Indipendenza Trentina (C.I.T). Fu scoperto ed arrestato. Interrogato dalle SS, non rivelò i nomi delle altre persone che avevano aderito al movimento. Nel 1944 fu condannato dal tribunale speciale di Bolzano a otto anni di prigionia nel campo di concentramento di Bernau. Stando alla sentenza del tribunale, lo scopo del C.I.T era la liberazione della provincia di Trento per farne uno stato indipendente.
I segni della guerra, a 67 anni di distanza, sono ancora visibili. La casa Franch-Faccenda in via Degasperi (nella foto), confinante con l'Oratorio don Brigà, presenta ancora i segni della guerra, con i fori delle schegge delle bombe.

Il tratto di argine, proprio sotto il Ponte di Ferro, sul lato di Lavis, che collega Piazza Loreto con San Lazzaro, (vedi foto) presenta i fori causati dal tiro a segno e forse anche da qualche scheggia di granata.

L'elemento più significativo, comunque, rimane e rimarrà sempre il rifugio al Pristol: un vero monumento alla memoria.
Il giornalista Giovanni Rossi, nel racconto «Natale nel rifugio» (nell'opuscolo Migole de ricordi, 2003), scrive: «mancava la luce elettrica, la legna, il vestiario; i generi alimentari scarseggiavano sempre più. I bombardamenti aerei si susseguirono giorno dopo giorno; anche la notte non si dormiva quasi più, causa le incursioni del famigerato “Pippo”, un aereo così battezzato che girava quasi sempre con le tenebre a disturbare e bombardare, dove vedeva luci e zone illuminate».
A raccontare gli anni di guerra è sempre il decano don Celestino Brigà:
1944:
«Il giorno 13 maggio alle ore 2 incursione su Trento: è stata colpita qua e là tutta la città...con gravissimi danni. A Lavis fu colpito il ponte dei Vodi, tutte le case furono scosse, molti vetri infranti, grande panico».
«Il 4 giugno al mattino è cominciata la tanto promessa invasione del continente da parte degli Alleati. Il numero di navi, di aeroplani è fantastico».
«Il giorno 3 agosto lungo bombardamento al ponte dei Vodi e di Grumo. Enorme paura in paese perché non fu dato il segnale di allarme. Fu una corsa di tutti con grida disperate al rifugio. Il bombardamento durò una ventina di minuti. Il ponte dei Vodi fu colpito in pieno. Tre arcate caddero. Laggiù c'erano 250 lavoratori. Che fuga precipitosa! Un tedesco morto ed un lavoratore ferito. Più doloroso fu il bombardamento di Grumo. Miravano al ponte della ferrovia, non fu colpito. Tre case distrutte, le altre tutte lesionate, tutti i vetri infranti a Grumo e morti a San Michele all'Adige. Tre morti in campagna».
«Il 29, 30, 31 dicembre 1944 e l'1 e il 2 gennaio 1945 vi furono continue visite di bombardieri, fu colpita diverse volte Trento tra cui anche la chiesa di S. Maria maggiore con danni al famoso organo. A Lavis le giornate vennero passate in rifugio, oggi per esempio dalle 9 del mattino alle 5 di sera. In freddo è intenso, soffia forte il vento, le giornate sono limpidissime».
1945:
«4 gennaio 1945: giornata di terrore in parrocchia. Verso mezzodì cominciarono ad arrivare sopra il paese molte formazioni di bombardieri. Ieri colpirono il ponte dei Vodi, oggi la méta erano due ponti sull'Avisio. Colpirono il ponte nuovo di S. G. Bosco con tre centrate e lo stradone che dal ponte nuovo va all'imboccatura di via Carmine. Moltissime bombe caddero sullo stradone e ai due lati. Sfondate due case vicine al ricovero. Gettano bombe per colpire anche il ponte a Loreto, ma caddero su a Camparta».
«20 gennaio. Anche in questi giorni continui allarmi. La notte dal 18 al 19 il famoso Pippo …. ha gettato alcune bombe su Piazza Loreto ed a San Lazzaro. Non vittime, ma molte porte rotte e moltissimi vetri. Ore di spavento! In camicia in molti al rifugio con un freddo intenso e di notte»
«19 aprile 1945: oggi il più grande bombardamento aereo su Lavis. Più di 300 bombardieri si sono susseguiti dalle 11.30 alle 13.30 gettando moltissime bombe sui due ponti della ferrovia e su quello stradale. Molte bombe alla Dogana e in Camparta: si deplora un morto. Crolli parziali nelle case lungo l'Avisio, danni dappertutto».
Bibliografia:
- Albino Casetti, Storia di Lavis. Giurisdizione di Königsberg-Montereale, Trento, 1981, pp. 399-400.
- Circolo Culturale -Lavis-Pontavisio, Aspetti della seconda guerra mondiale a Lavis, Guida alla mostra a cura di Elio Antonelli, 24-30 settembre 1998.
- Carlo Alberto Bauer, Autonomia. Il Comitato di indipendenza trentina (1943-1944), Esperia Tipografia, Gardolo, 1978.
- Giovanni Rossi, Migole de ricordi. 20 racconti di storia e folclore a Lavis e dintorni, Associazione Culturale Lavisana, Circolo Cinefotoamatori, Comune di Lavis, 2003, pp. 40-42.
Ringrazio personalmente Giovanni Rossi per le informazioni inerenti all'illuminazione dentro il rifugio al Pristol.
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