
I tedeschi ormai insediati in paese prendono ordini solamente dal loro comando, ospitato nelle storiche stanze del Palazzo degli ex conti Melchiori e già di proprietà del nobile casato dei Monfort. Girano di continuo per le strade, in coppia e anche in pattuglia di controllo, i militari germanici sono i più accondiscendenti verso la popolazione, i soldati delle SS invece fanno sempre la faccia truce, sono perlopiù studentelli di primo pelo, che fanno gli spavaldi con la pistola o il mitra in mano, sicuramente sono figli di papà mandati in guerra solamente per raddrizzarsi la schiena. Ma anche tra di loro c'è qualche mosca bianca, alcuni sono pensierosi e quasi con timidezza salutano e vanno via frettolosamente, come quelli che ogni tanto arrivano in visita alla casa della nonna Emma sul Pristol. E un episodio dell'estate 1944 ci viene alla mente perchè come testimone in prima persona aveva avuto il buon Adriano Mattioli (e chi non lo conosce a Lavis) che ha qualche anno più del sottoscritto. Ebbene, con il nonno Enrico (Rico) Vindimian sacrestano della chiesa arcipretale, stavano tornando dalla campagna di via del Carmine (il beneficio parrocchiale di fronte all'allora cantina Cembran poi diventata Cantina Sociale La Vis) quando improvvisamente suona la sirena di allarme. Cercano di ripararsi alla meglio nei paraggi e subito sopra le loro teste si scatena una battaglia aerea tra alcuni caccia tedeschi e angloamericani. Uno di questi si abbassa verso la strada nazionale e parte una sventagliata di mitraglia che colpisce, oltre che lo stradone, in modo particolare un angolo della casa Faccenda-Franch, quella tra la via Cavour e l'Oratorio parrocchiale. Si corre tutti di corsa verso il paese ed il rifugio, mentre ad una signora che probabilmente stava lavorando a maglia in casa, dalla fretta le cade dalla borsa il gomitolo di lana che si srotola completamente verso tutta la via di fuga.
Episodi questi che raccontati oggi, sembrano inverosimili ed inventati, invece sono fatti di vita vissuta che hanno coinvolto in pieno quelle giornate tristi e drammatiche. Non parlando poi del famoso Pippo, l'aereo che tutte le notti veniva in ricognizione sopra a tutto il paese e dove trapelava qualche luce, quello era il suo bersaglio preferito. Per la verità non aveva fatto poi tanti danni a Lavis, anche perchè di luci la notte non ce n'erano proprio così tante. In piazza Loreto aveva fatto alcune scorribande vicino al Panificio Comunale (Casa del PNF), colpendo qualche bersaglio di poco conto e devastando invece diversi infissi e porte delle abitazioni vicine. Altro episodio, questa volta finito tragicamente, quello accaduto ad un soldato tedesco che in motocarrozzetta (sidecar) percorreva la via Zanella probabilmente diretto al comando tedesco presso il palazzo Melchiori. Si era già in inverno, le strade erano piene di neve e dalla parte opposta stava arrivando il convoglio della Trento-Malè partito dalla stazione di piazza Garibaldi. Lo scontro tram motocarrozzetta accadde proprio all'incrocio di via Filzi con l'attuale via Carlo Sette, a pochi metri dall'ingresso di palazzo Melchiori e ne ebbe la peggio in quanto morì il giorno dopo, il motociclista tedesco. Il tram, sentite anche le testimonianze di Adriano Mattioli che proprio in quel momento era sul poggiolo del nonno in casa Vindimian all'inizio di via Zanella, andava probabilmente abbastanza veloce e la frenata, inevitabile e improvvisa, non aveva evitato lo scontro mortale. Il fatto aveva creato molta impressione negli abitanti della zona e anche in tutta la popolazione, accorsa numerosa sul luogo dell'incidente, oltre che dal personale comunale il traffico era stato regolarizzato anche dai soldati tedeschi usciti tempestivamente dal palazzo vicino.
Bisogna poi ricordare che in quel periodo, sia a Lavis che a Pressano, venivano requisiti per ordine comunale tutti i locali liberi tra i quali anche le scuole, per dare alloggio agli operai della Todt impegnati intorno al Ponte dei Vodi e non solo a quello. Quindi le lezioni per l'anno scolastico 1944-45 si svolgevano precariamente presso i locali messi a disposizione dai privati e anche sul Pristol, presso la casa di Giovanni Zeni (ora Valentini), alcune lezioni si tenevano insieme al catechismo nei locali del primo piano. Anche la raccolta dei prodotti agricoli di fine 1944 era stata supportata dall'aiuto dei ragazzi e scolari che collaboravano con i contadini nella raccolta dei prodotti, dall'uva al granoturco, dell'intera stagione agricola. A tal proposito c'era una regolare circolare prefettizia indirizzata ai maestri con l'invito a collaborare con il mondo agricolo. Naturalmente anche in quel periodo i ragazzi avevano aderito all'unanimità, meglio i lavori in campagna che studiare nelle aule provvisorie e inadeguate, invece che lo studio avevano preferito di gran lunga la campagna all'aria aperta, anche con l'incognita dei bombardamenti e degli eventuali fuggi fuggi verso il rifugio!
Vedi anche gli altri ricordi di guerra di Giovanni Rossi:
(1) PRIMA PARTE - Il cuoco tedesco
(2) SECONDA PARTE - La bomba
(3) TERZA PARTE - Il serbatoio volante
(4) QUARTA PARTE - Il suono della sirena
(5) QUINTA PARTE - San Nicolò 1944 sul Pristol
(6) SESTA PARTE - Tutti nei rifugi
(7) SETTIMA PARTE - Ciclisti, radio Londra e l'altar dei formai
(8) OTTAVA PARTE - La casa della nonna sul Pristol
(10) DECIMA PARTE - Il treno nell'Avisio
(11) UNDICESIMA PARTE - Il partigiano e le eliche
































































