Ci troviamo a Loja, nel sud dell'Ecuador, l'ultima vera città prima del tormentato confine con il Perù. L'istituto è ubicato nel quartiere periferico Colinas Lojanas, una zona ancora piuttosto isolata dal centro urbano, che si intravede circa cento metri più in basso. Attualmente conta con due edifici a tre piani e con un centro di formazione professionale dal curioso tetto a forma di tartaruga. Da quest'ultimo e dal secondo edificio in ordine di costruzione si può dire che partano due lunghi fili rossi che li collegano alle provincie di Trento e di Bolzano, che ne hanno in buona parte finanziato la realizzazione tra il 2005 e il 2010. In questo modo i giovani alunni sono passati da un centinaio ad oltre ottocento, garantendo la copertura dell'insegnamento fino al settimo anno di educazione basica.
Ma il progetto non è finito. La nuova legge di educazione basica dell'Ecuador, promulgata lo scorso mese di marzo, obbliga le scuole a garantire l'istruzione fino al decimo anno, ossia fino ai quattordici anni d'età, pena la chiusura. Si fa quindi urgente, per la Mater Dei, la costruzione di un nuovo edificio che dovrà portare il numero degli iscritti a 1400.

Localizziamo ora meglio la scuola con un salto indietro di venticinque anni. Quando nel 1986 le sorelle della comunità terminarono il primo edificio, una struttura prefabbricata ad un solo piano che ospitava un asilo e una sezione di prima elementare, tutt'attorno non vi erano che campi destinati al pascolo o alla coltivazione di mais. Oggi, trascorso un quarto di secolo sotto l'alto sole equatoriale, il panorama ha decisamente virato da rurale ad urbano. Negli appezzamenti di terreno bruno che salgono verso i monti o digradano sul centro, hanno attecchito un gran numero di casette ad uno o a due piani. La maggior parte appartiene a famiglie lojane emigrate in Italia o in Spagna, e sono ancora da terminare. Quasi tutte hanno tre facciate in mattoni ormai scuriti dal sole, i tetti in eternit o in tegole, oppure dal cemento grezzo spuntano bracci di ferro arrugginito per la costruzione di un altro piano. Le strade sono di ghiaia e polvere, così come impolverati sono i cespugli ai due lati, i cani sciolti, gli autobus e le automobili. Di quando in quando passa un'autobotte del municipio spargendo acqua e sollievo, bambini dalle guance rosse e il volto timido salutano l'autista dai patii delle case. È questo il bacino d'utenza da cui pesca la Mater Dei, garantendo un servizio d'alta qualità e umanità, con grandi spazi per le attività fisiche e ricreative dei bambini. Le aule, gli spazi comuni e il cortile sono puliti ed allegri, i giardini molto curati. Tutt'attorno si respira un senso di accoglienza e comprensione.
Ma torniamo ora ai fili rossi tra Loja e il Trentino Alto Adige. Nel 2004 grazie all'aiuto di Giuliano Zanon, amico di lunga data della Mater Dei e originario di Fondo, si costruì il terzo piano del primo edificio. Nel 2003 una coppia di Bolzano venne a Loja per adottare una bambina nell'orfanotrofio "Maria Bordoni", la fondatrice della comunità Mater Dei, tutt'oggi l'unico centro della città ad accogliere bambini anche di pochi giorni di vita. I due bolzanini sono Michele Stramandinoli, architetto professionista già presidente dell'ordine degli architetti della provincia di Bolzano, e Licia Brion, professoressa di filosofia ex assessore del comune di Merano. I due si prendono a cuore il progetto per la costruzione di un secondo blocco di aule e di un centro di formazione. Una volta in Italia, cominciano a sponsorizzarlo presso le provincie di Trento e Bolzano. È un lungo lavoro, sopratutto burocratico, ma dall'esito felice.
Ora la nuova sfida è costruire un terzo blocco di aule per rispondere alla già citata legge di educazione scolastica. La Mater Dei mette a disposizione il terreno, per il quale è stato necessario il cambio del suolo perché non adatto all'edificazione, oltre a pozzi e drenaggi. Si prevede inoltre di chiedere la collaborazione di istituzioni pubbliche e private della zona e di motivare i genitori degli alunni a prestare la loro mano d'opera per ridurre i costi. Verrà formato un comitato di gestione per l'esecuzione del progetto, guidato dalla sorella Maria Luisa Sartore, vero motore e anima qui alla Mater Dei. Si conta inoltre sull'apporto del Fie, il Fondo Italo Ecuatoriano, oltre che su genitori, amici, benefattori.
































































