Cesare Battisti: la cattura, la morte e ...
Era il 12 luglio 1916, ore 16.30, e questo appena letto fu il verdetto del tribunale di guerra che condannava Cesare Battisti e Fabio Filzi alla pena di morte nella fossa del Castello del Buonconsiglio. A eseguire l’ordine fu il boia Giuseppe Lang, che già l’11 luglio era in viaggio da Vienna. Questo fu uno dei capitoli più oscuri della Grande Guerra. Claus Gatterer, nel suo libro Cesare Battisti. Ritratto di un alto traditore, (La Nuova Italia, 1975) nel primo capitolo, commenta così quel tragico gesto messo in atto da un’Austria prossima al declino.
«Sarebbe stato follia illudersi che, morto il più intelligente, il più noto ed il più coerente degli irredentisti, l’irredentismo sarebbe stato per sempre debellato. (…). Né si poteva con un minimo di fondamento logico, sperare di aver contribuito –colla duplice tragedia nel tetro castello- a rinsaldare lo stato, a rendere salva l’unità del Tirolo. La verità storica è tutt’altra. Il trionfo della legge si tramutò in trionfo dell’irredentismo italiano, il cui motto Trento e Trieste –tragicamente simbolizzato nei cadaveri del socialista trentino Battisti e del repubblicano istriano Filzi- ebbe dal martirio la crudele conferma».
Il 9 luglio del 1916, il tenente Battisti si trovava con la sua compagnia ai piedi del Monte Corno in Vallarsa. Quel giorno arrivò l’ordine di attaccare le postazioni austriache. La manovra, che iniziò all’una di notte del 10 luglio, terminò dopo poche ore con la disfatta italica e Battisti, al quale fu tagliata la via di fuga, venne catturato da un plotone di Tiroler Landesschützen guidati dal trentino Bruno Franceschini. Fu scortato ad Aldeno presso il comando dell’XI Corpo d’Armata, poi a Trento, dove fu costretto ad attraversare tutta la città in un corteo che assunse le caratteristiche della pubblica gogna.
A raccontare il momento della morte è Tulio Mosna, intervistato dal giornale Alto Adige nel 1987, che al tempo dei fatti aveva 13 anni. Il giornalista Luigi Sardi, nel libro Battisti Degasperi e Mussolini, riporta quanto raccontato dal Mosna. «Ho visto scendere giù per le scale Cesare Battisti vestito in borghese e circondato da soldati, ricordo il boia ritto dietro la forca., Battisti che ascolta la sentenza poi ha gridato viva l’Italia, viva Trento italiana. Il laccio si è rotto, il boia ne ha preso un altro e Battisti ha gridato ancora viva l’Italia. Poi lo hanno coperto con un lenzuolo».
Battisti, attraverso alla propaganda italica, entrò subito nell’olimpo dei martiri. Il 13 agosto del 1916, ad Acqui Terme (Piemonte), il cav. Pietro Patorino, presidente del Comitato Acquese dell’ associazione Dante, inaugurò, alla presenza delle autorità pubbliche e scuole, presso il Cinema Timossi, la lapide a ricordo di Cesare Battisti.
«Nell’ansia dell’attesa – Alla Città plaudente – In questa sala, la sera del 3 Febbraio 1915 – Parlò – Cesare Battisti – Per affermare la guerra – che poi consacrò – col martirio - a ricordarlo ai posteri la Famiglia Timossi – auspice la Dante – Il 13 agosto 1916 - pose».
Quel giorno, a commemorare il martirio di Battisti, vi fu il professore Francesco Porro, (lo stesso che detterà l’epigrafe a ricordo di Giuseppe Clementi: http://www.larotaliana.it/rotaliana-story/primo-dopoguerra-ai-giorni-nostri/item/1634-giuseppe-clementi-tra-fascismo-e-nazionalismo.html). Fu dato alle stampe anche un piccolo libretto con il discorso del professor Porro. Riporto, qui di seguito, solamente un piccolissimo estratto quale esempio per capire la retorica e l’ideologia del tempo:
«La guerra aveva fatto di Cesare Battisti –apostolo- un eroe. La forca eretta nel Castello di Trento fa dell’eroe un martire. L’hanno impiccato nel Castello del Buon Consiglio. Oh! Ironia dei nomi! Il lievito di indignazione che scuote l’Italia tutta, che fa con noi frementi e inorriditi i nostri alleati, ti mostrerà, vecchia Austria, se buono consiglio fu il tuo, di apprendere per la gloria il rappresentante, giusta le tue stesse leggi, del popolo di Trento. Hai voluto –centuplicata- per te, l’infamia di Maramaldo, uccidendo un uomo morto. Noi la sfrutteremo, codesta infamia tua, tutta tua, genuinamente, sinceramente, caratteristicamente tua. Noi te la rinfacceremo ora, finché durerà codesta tua parvenza di vita: e quando ti avremo soffocata nel sangue e nella vergogna, ne taremo –attraverso i secoli- l’argomento più poderoso per assicurare alla tua soppressione definitiva il consenso e il plauso dei posteri, la sanzione solenne della storia. Io vorrei – o soldati, o figli nostri – che la forca di Cesare Battisti assurgesse a dignità non inferiore, a quella assunta dalla Croce….».
Bibliografia:
Claus Gatterer, Cesare Battisti. Ritratto di un alto traditore, La Nuova Italia, 1975.
Luigi Sardi, Battisti, Degasperi, Mussolini. Tre giornalisti all’alba del Novecento, Curcu & Genovese, Trento, 2004.
Andrea Bonoldi, Maurizio Cau, Il territorio Trentino nella storia europea, IV. L’età contemporanea, Fondazione Bruno Kessler, 2011.
Commemorazione di Cesare Battisti fattasi al cinema Timossi il 13 agosto 1916 / dal prof. Francesco Porro, Acqui (Al) Stabilimento tipografico S. Dina, 1916.
Andrea Casna
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