PAMPLONA (SPAGNA) – Sono le otto meno dieci di un lunedì mattina di luglio a Pamplona, cuesta (salita) di Santo Domingo. Il primo gruppo di corredores, ammassati sotto alla nicchia che ospita la piccola statua di San Firmino, ha appena intonato il primo dei tre cantici con cui chiedono al santo di proteggerli durante l'encierro. Alle otto meno cinque e alle otto meno un minuto il cantico viene ripetuto, seguito dalla versione nell'incomprensibile euskera, la lingua dei baschi. La tensione è ormai insopportabile lungo tutti gli 850 metri che separano il recinto, dove i tori scalpitano e sbuffano, dalla plaza de toros. I corredores saltellano come molle nel tentativo di distendere i nervi, si danno pacche sulle spalle, si cercano con lo sguardo, consultano l'orologio, si guardano indietro preoccupati, sciolgono i muscoli di braccia e spalle. Qualcuno non regge, scavalca la staccionata, si rifugia tra il pubblico e i fotografi. Alle otto in punto, all'entrata del corral (il recinto), il cerimoniere accende la miccia sotto a un razzo rosso. Un sibilo fende l'aria frizzante sopra alla verde conca navarra. Il botto, assordante come un motore a reazione, è il segnale. Il recinto adesso è aperto: sei tori neri, ventiquattro zampe sotto a trenta e passa quintali di terrore e rabbia cieca, si lanciano a tutto sprone e corna acuminate contro quegli inermi esseri umani vestiti di bianco con foulard e cintura rossi.
Partecipare alla fiesta di San Fermin e correre l'encierro (come viene chiamata la corsa dei tori per le vie della città) era uno di quegli appunti mentali che non mi lasciavano in pace ormai da qualche anno. E ogni tarlo che si rispetti ha una sua caratteristica: ti parla e ti parla fino a sfinirti, non serve a nulla nascondere la testa sotto al cuscino. Così, a quel punto, è importante dargli retta, altrimenti magari il tarlo potrebbe stancarsi e non parlarti più, e tu otterresti soltanto di privarti di un'esperienza unica.
Uno degli aspetti migliori della festa di San Fermin è che tutti sono invitati e non c'è bisogno di organizzare nulla, se uno ha la schiena dura abbastanza per dormire nel parco e non lo disturba troppo il tanfo di alcol, vomito e sudore. Ufficialmente, la festa inizia a mezzogiorno del 6 luglio di ogni anno con il lancio del chupinazo da un balcone del municipio. Ufficiosamente, in città si sta già pensando a San Fermin 2013, per cui mancano 354 giorni, vi diranno i pamplonesi più tradizionalisti o festaioli.
Traducibile come “cannonata”, il chupinazo è in realtà un innocuo razzo petardo che però ha proprio l'effetto di una palla di cannone su quella massa bianca e rossa che occupa fino all'ultimo centimetro utile della plaza del ayuntamiento. Il botto dà finalmente la stura alla festa, nove pazzi giorni in cui la laboriosa capitale della Navarra (una delle città e delle comunità con il più alto reddito pro capite della Spagna) si mette il vestito migliore e chiude per ferie. Secondo la tradizione, ci si deve annodare un foulard rosso attorno al collo e rimetterselo in tasca solo a mezzanotte del 14 luglio. Dalla piazza del municipio, pamplonesi e forestieri si sparpagliano per tutta la città fino ai grandi parchi dei quartieri periferici, ma è nelle calles strette e lastricate del centro storico dove festa si traduce davvero con fiesta. Se le fabbriche sigillano i portoni d'ingresso, le serrande di bar, ristoranti e negozi rimangono ben alzate in una non stop 0-24 fino all'ultimo minuto dedicato a San Fermin. Il quale osserva la scena dalle migliaia di statuette e feticci a lui consacrati, ma dalla sua espressione non è chiaro se apprezzi o se si accontenterebbe anche di meno. Valli a capire i santi.
plaza Castilo
Dopo la prima notte di bagordi plaza del Castillo, il fulcro della vita cittadina, combina alla perfezione le caratteristiche di un'isola ecologica e di un dormitorio. Le suole delle scarpe si incollano all'elegante pavimentazione appiccicosa di birra, sudore e liquidi vari tra bicchieri di plastica, vetri, bottiglie, cartacce, vestiti, preservativi usati, umanità sparsa crollata in posizione fetale e a bocca aperta. I dati del municipio parlano di 1000 tonnellate di rifiuti raccolte in nove giorni, ma la sensazione è che il dato sia stato gonfiato come uno Zeppelin. Ogni tanto qualcuno con la sbornia cattiva viene alle mani, pecore nere in un enorme gregge bianco. San Fermin è infatti una festa assolutamente pacifica, grazie più allo spirito “vivi e lascia vivere” dei partecipanti che alla pur massiccia presenza della polizia locale e nazionale. Ciò nonostante, in nove giorni la polizia ha raccolto 1951 denunce, tra le quali 1163 per furto, 202 per rapina e 293 per liti e risse.
Ma a Pamplona non si viene soltanto per bere come tombini e andare a zonzo fino all'alba. Da quando, nel 1926, un promettente scrittore americano pubblicò a Parigi il suo quarto lavoro, “Fiesta”, Pamplona è famosa in tutto il globo per le corse dei tori attraverso il centro e le corride. Lo scrittore era ovviamente Ernest Hemingway, appassionato viscerale di Spagna, tori e corride, che partecipò a San Fermin quasi tutte le estati della sua intensa vita. È grazie a “Papa” Hemingway se il 40% delle presenze a Pamplona durante la fiesta proviene da Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia, dando con i loro dollari e sterline un bel calcio all'insù al Pil (il maledetto Pil) della città. Però non tutti in Navarra apprezzano l'invasione anglosassone. Un amico, qualche tempo fa, chiese a un taxista di Pamplona la sua opinione sul romanziere americano. «Hemingway è il più grande hijo de puta che sia mai venuto a Pamplona», rispose senza esitare il taxista. «Prima avevamo una così bella festa qui, ma adesso con tutti quegli americani è diventato tutto un bordello».

il recinto dei tori
Solo in pochi si ricordano che San Fermin è anche una festa religiosa dedicata al patrono della città. Lo si capisce partecipando alla processione del 7 luglio, l'unico atto della fiesta per cui non è necessario presentarsi ore prima per ottenere un posto. Alle 10 del mattino una delegazione formata da autorità varie e caratteristiche statue di giganti si presenta alla chiesa di San Lorenzo a ritirare la luccicante e sfarzosa statua del santo. San Fermin viene quindi accompagnato in un tour del centro storico, durante il quale si ripetono numerosi atti tradizionali, soprattutto canti in basco e spagnolo. Più o meno due ore più tardi, il santo ritorna nella sua cappella e gli viene dedicata una messa.

Plaza de Toros
Arrivo a Pamplona alle nove di sera. Sta ormai calando la notte sopra alle colline della Navarra. A nord si intuisce la presenza massiccia dei Pirenei. Fa freddo, i trentacinque gradi di Saragozza non sono più nemmeno un ricordo. Annuso l'aria: sa di fieno ed estate. Uno scalpitio di zoccoli arriva da in fondo alla strada, o è solo immaginazione? Raccolgo lo zaino da terra. Tra undici ore debutterò nell'encierro.
































































